giovedì, marzo 11, 2010

Se a Cuba si muore protestando - di Maurizio Stefanini, Il FOGLIO


Se a Cuba si muore protestando

Perché il sacrificio di Zapata Tamayo è diverso da quello di tanti altri dissidenti cubani

“Alla cortese attenzione degli Eccellentissimi:Parlamentari dell’Unione Europea. Presidenti degli Stati membri dell’Unione Europea. Ambasciatori europei a Cuba. I recenti avvenimenti che si sono verificati a Cuba non lasciano alcun dubbio circa l’intolleranza feroce del regime dei fratelli Castro, e sono il risultato della politica di isolamento e immobilità, intrinseci al sistema arcaico con il quale cercano ancora di governare l’isola”. Questo appello, redatto nelle varie lingue dell’Ue, non è stato fatto ora, dopo la drammatica morte di Orlando Zapata Tamayo in seguito a 83 giorni di sciopero della fame e, ancor di più, ai 18 giorni di privazione dell’acqua con cui le autorità carcerarie avevano tentato di piegarlo. La data apposta è infatti “Milano, 17 dicembre del 2009”. È un “Reclamo all’Unione Europea” in forma di petizione, cui si può apporre firma on line, redatto dall’Unione per le Libertà a Cuba: “Un gruppo di cubani rifugiati politici in Italia che da anni si battono per la libertà del popolo cubano. In ricordo di Laura Gonzalez e Valerio Riva, due grandi italiani che dal lontano 1964 si sono battuti per la libertà di nostro popolo” (il blogil gruppo su facebook). 
Il documento, a parte le tremende condizioni economiche e sociali dell’isola, ricorda però vari altri casi di vessazioni di dissidenti. Il pestaggio della famosa Yoani Sánchez, del marito e di altri due blogger. La condanna del disoccupato e alcolista Juan Carlos González Marcos “Pánfilo” per aver denunciato in modo estremo la fame dei cubani: poi liberato grazie alla protesta internazionale, ma tuttora sottoposto a pressioni e vigilanza. I 25 anni che il medico anti-abortista Óscar Elías Biscet sta scontando perennemente in cella di punizione. L’arresto di Darsy Ferrer per “acquisto illegale di cemento al mercato nero”. Jorge Luis Pérez “Antúnez”, che dopo 17 anni di carcere vive tuttora assediato dalla polizia politica. Le aggressioni ai 10 dissidenti che a ottobre hanno fatto uno sciopero della fame di protesta di 40 giorni. Le altre aggressioni alle Damas de Blanco: le madri e parenti dei prigionieri politici insignite del Premio Sakharov dell’Unione Europea, che tutte le domeniche marciano per le strade dell’Avana a chiedere libertà per i loro familiari.
Anche Orlanda Zapata Tamayo, 42 anni, muratore e idraulico, nero come Biscet, Ferrer e Antúnez, aveva già iniziato il suo sciopero della fame, quando la petizione è stata inoltrata. Condannato a 3 anni di carcere dopo essere arrestato nel 2003 nella famosa retata dei 75, per ribellarsi alle vessazioni delle guardie carcerarie aveva comulato nuove condanne a catena, fino ad arrivare a 36 anni. Dopo gli ultimi tre pestaggi ricevuti, il 3 dicembre ha smesso di ingerire alimenti solidi e, subito, gli hanno allora negato anche i liquidi. La testimonianza della madre lo ha descritto in ospedale “pelle e ossa, lo stomaco ridotto a un buco, il peso così ridotto che hanno dovuto mettergli le flebo sul collo, e la schiena piagata per le botte”.  
Quando ormai Zapata Tamayo era alla fine, quelli dell’Unione per le Libertà a Cuba si sono dati da fare affannosamente per far passare qualcosa sulla stampa. Purtoppo, il loro argomento risolutivo è stata infine la morte del prigioniero. Nel momento in cui la petizione è stata inviata, però, c’era nell’Unione Europea maretta, a proposito dell’arrivo a una presidenza di turno spagnola che per esplicita intenzione del premier Zapatero avrebbe cercato di mitigare o addirittura far togliere del tutto le sanzioni che la stessa Unione Europea aveva imposto al regime castrista dopo la repressione del 2003. Effetto della morte di Zapata Tamayo, adesso non solo Lula in visita a Cuba e perfino Raúl Castro si dicono “dispiaciuti”. Lo stesso Zapatero dice che bisogna “liberare tutti i detenuti politici cubani”.

Omerta' e collaborazionismo internazionale con il castrismo per la morte del dissidente Tamayo

Omerta' e collaborazionismo internazionale con il castrismo per la morte del dissidente Tamayo
di Asha Nair, in castrianism.blogspot.com


Se c'e un denominatore comune nei fatti qui di seguito documentati, e' che nel mondo esiste una banda di vigliacchi che nonostante la palese BESTIALITA' dei fratelli castro nei confronti del propri sudditi, continua a tenergli banco SOPRATTUTTO TACENDO quando non addirittura avallando la prassi di CRIMINALIZZARE i dissidenti, fabbricando prove della loro delinquenza.


Ma il gioco sale arduo quando si parla dei dissiddenti cubani, assolutamente e completamente PACIFICI, e cosi' sorvegliati e repressi da poter a stento sopravvivere indenni agli ATTI DI RIPUDIO e alle SQUADRE DI RISPOSTA RAPIDA che il regime MAN/TIENE continuamente alle costole dei dissidenti.


La contromisura MEDIATICA dei castro per parare una malefatta cosi' CEAUSECHIANA come far morire un dissidente in carcere PER SCIOPERO DELLA FAME (da quanto non si sentiva una tale brutalita' nel mondo?), e' arrivata una settimana dopo, il tempo di fabbricare una documentario-inchiesta nel quale venivano intervistati i vari corresponsabili SANITARI che affermavano la intrattabilita' del soggetto, e la sua ferma decisione a morire.


Lo stesso raul castro per la prima volta affrontava in televisione l'argomento, documentando socialistamente l'appartenenza del detenuto alla criminalita' comune.
Anche la televisione si è mossa nel tentativo di respingere le critiche al regime per la morte dell’oppositore, che ha definito una «campagna di diffamazione», e ha mandato in onda un filmato ripreso all’insaputa della madre del dissidente nel quale si vede la donna che ringrazia i dottori che si sono occupati del figlio. «Grazie. Noi siamo fiduciosi di tutto ciò che state cercando di fare per salvarlo», dice Reina Luisa Tamayo, 60 anni, a dei dottori alla fine di una visita filmata di nascosto. Secondo il servizio, che cerca di dimostrare attraverso interviste ai sanitari che è stato fatto di tutto per salvare il dissidente, tra i medici e la famiglia di Zapata c’è stata cooperazione. Elizardo Sanchez, portavoce della Commissione cubana di diritti umani e riconciliazione nazionale (Ccdhrn, illegale ma tollerata dal regime) ha criticato l’uso delle riprese nascoste per screditare il dissenso. Il servizio mostrato alla televisione «mostra i sentimenti di colpa del governo. Il regime non ha scrupoli», ha detto. Orlando Zapata Tamayo era un operaio di 42 anni, da sette anni era in carcere ed è morto il 23 febbraio. Le autorità cubane lo considerano un prigioniero comune e hanno affermato che aveva cominciato lo sciopero della fame perché voleva il telefono e la cucina in cella. Secondo la famiglia di Zapata il digiuno portato alle estreme conseguenze è stata una protesta contro gli abusi e le violenze subite in carcere. Il presidente Raul Castro si è detto dispiaciuto della morte di Zapata. La madre del dissidente ha risposto che non accettava la solidarietà perché, ha affermato, «loro hanno assassinato in maniera premeditata Orlando Zapata. Mio figlio porta nel corpo i colpi e le torture».
Dissidente morto, Fidel risponde alle accuse, corriere.com


Il denominatore comune del SILENZIO COMPLICE e' scattato nelle REAZIONI dei vari governi a queste dichiarazioni UFFICIALI, in testa l'unione europea, che proprio a giorni DOVREBBE ratificare un ammorbidimento della POSIZIONE COMUNE verso Cuba, grazie al collaborazionismo di Moratinos, Ministro degli Esteri Spagnolo che si e' dato molto da fare per raggiungere questo cambiamento di atteggiamento.
"Frente al vergonzoso silencio de las izquierdas latinoamericanas, incluidas las llamadas neo izquierdas o, bajo un insólito eufemismo, las fuerzas del “progresismo” que encuentran su más cabal expresión en el Sr. Lula Da Silva y su candidata, la ex terrorista y secuestradora brasileña Dilma Roussef, cabe preguntarse si las torturas y los asesinatos provocados por los torturadores de izquierda son menos violatorios de los derechos humanos que los causados por la derecha. Que guarda silencio seguramente porque siente el peso de su rabo de paja. Aunque un muerto de Castro vale, al parecer, la milésima parte de un muerto de Videla. Porque de lo contrario, ¿a qué se debe este ensordecer silencio de las mismas cancillerías latinoamericanas que hace unas horas festejaban con el asesino de Orlando Zapata un florido encuentro en las costas mejicanas? Por cierto: un ominoso silencio de izquierdas, centros y derechas de un continente paralizado por la complicidad y la inmoralidad."
Antonio Sanchez Garcia, "Lula da silva y america latina: la gran alcahueta"


Un intervento veramente vergognoso, quello a cui fa riferimento Garcia, nel quale Lula, chiamato in causa da fidel castro a testimoniare che in Cuba non si' e' mai ucciso e torturato, non si' e peritato di tirare fuori una vera faccia da c..o e ha avallato tutta la faccenda, dando ragione al castrismo..
Reagisce un blogger ecuadoriano alla ipocrisia di lula:,
Hienas barbadas en el Caribe...

Particularmente, muy en especial, me produce una 
insoportable repugnancia la hipocresía atroz de Luiz Ignacio Da Silva, “Lula”, porque a él, explícitamente, los familiares de Orlando, junto con 42 disidentes, se habían dirigido para que, sabedores del supuesto“cariño” que Fidel tiene por el braisleiro, éste intercediera ante el tirano a favor del Preso de Conciencia.

De visita con el opresor, 
sonriente y zalamero mostrando el amarillo mostaza y ese desagradable hedor que desprende la grima de sus respectivas halitosis, Da Silva se hace el desentendido alegando desconocer el pedido público que los presos le habían hecho.
“si trataran de entrar en contacto conmigo, yo jamás dejaría de atenderlos, lo que no puedo es llegar a un país y reunirme con un grupo de personas que dijeron que hablaron conmigo, cuando no hablaron. […] La solidaridad forma parte de mi vida y nunca dejo de tratar esos asuntos”

¿Qué no había recibido la misiva que medio mundo conocía? ¿Qué esperaba: un envío por Fedex desde la prisión de Camagüey? Qué vergüenza, cuanto descaro. 
Ahora ya conoce de la carta: ¿dónde está la "solidaridad que forma parte de su vida", Sr. Da Silva?


Proprio contro questa complicita' una gruppo di coraggiosi cubani esiliati in USA ha tenuto un SIT-IN nei locali della ambasciata brasiliana di Miami:



Indirizzata invece alla complicita' di Zapatero con il dittatore cubano, la manifestazione degli esiliati cubani in Slpagna.


Cubani protestando en Madrid
pubblicato da fanfatal.blogsome.com





Conclusioni?
A bizzeffe.
Ma le traggono soloi nemici di castro, gli amici, continuano col SILENZIO OMERTOSO

mercoledì, febbraio 10, 2010

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La FAN rechaza ramiro valdes como jefe, pero chavez insiste - Marianella Salazar



Foto: Javier Galeano/ AP IMAGES
El presidente Chávez no logra integrar a los cubanos en la Fuerza Armada Nacional. La llegada de Ramiro Valdés revolvió al sector militar que conoce al siniestro personaje.
En su columna de hoy, publicada en “El Nacional”, Marianella Salazar habla sobre el Comandante Ramiro Valdés, y el papel que juega en Venezuela, luego que Fidel Castro ofreciera una comisión técnica para ayudar a solventar la emergencia eléctrica que amenaza el país.
Asimismo, Salazar señala que, “Ramiro Valdés, creador de uno de los servicios de inteligencia más eficaces del mundo, es conocido por ser uno de los hombres más temidos en Cuba”.
El Presidente continúa en su intención de integrar a Ramiro Valdés y a los generales cubanos a la Fuerza Armada, aunque el empeño le cueste su salida”, recalcó Salazar.
Esta es la Columna que publica hoy “El Nacional“:
El presidente Chávez no logra integrar a los cubanos en la Fuerza Armada Nacional. La llegada de Ramiro Valdés revolvió al sector militar que conoce al siniestro personaje, su tenebrosa historia como creador de uno de los servicios de inteligencia más eficaces del mundo y por ser uno de los hombres más temidos en Cuba.
Los altos mandos conocían (desde hace 4 meses, según nuestras fuentes militares) las intenciones del Presidente de traerlo para comandar unas Fuerzas Militares internacionales, integradas por los países del Alba, a semejanza del comando militar de la OTAN (Organización del Tratado del Atlántico Norte) con sede en Venezuela, financiadas por el Alba y destinadas a combatir el tráfico de drogas, a los paramilitares, impedir golpes de Estado y posibles intervenciones armadas como la de Colombia en territorio ecuatoriano, cuando bombardearon al campamento de Raúl Reyes.
El que calla otorga, en una reunión con el Alto Mando y el ministro de la Defensa, vicepresidente Ramón Carrizález, el Presidente propuso la creación de esa fuerza militar bajo el mando del comandante Ramiro Valdés, que en una primera fase sería integrada por Cuba y Venezuela, con 500 militares –250 militares cubanos y 250 venezolanos– y en una segunda etapa por el resto de los países del ALBA.
El vicepresidente Carrizález pregunto –sin obtener respuesta– la razón por la cual no la dirigía un venezolano y explicó que la presencia de tropas extranjeras, al mando de un comandante cubano, crearía gran malestar en la Fuerza Armada.
Los altos mandos conocían (desde hace 4 meses, según nuestras fuentes militares) las intenciones del Presidente de traerlo para comandar unas Fuerzas Militares internacionales.
La incomodidad del presidente Chávez fue notoria, agravada con el silencio absoluto del Alto Mando que interpretó como un respaldo al vicepresidente y se retiró visiblemente molesto.
Renuncia irrevocable. El abrupto corte de suministro eléctrico suspendido de inmediato a principios de año, ocasionó un impasse del Presidente con el Alto Mando Militar y el vicepresidente Carrizález reunidos en Fuerte Tiuna, cuando analizaban las consecuencias de los racionamientos, fue allí –según la fuente- cuando el Presidente entendió que no lo apoyarían, de darse una rebelión popular similar al Caracazo; por eso decidió depurar la Fuerza Armada y traer al cerebro de la Inteligencia cubana, Ramiro Valdés, para comandar más de 75 mil cubanos que están en el país si intentan sacarlo del poder con cualquier excusa, como la crisis de electricidad.
Posteriormente, Chávez les reiteró al vicepresidente y al director del DIM que bajo ninguna circunstancia permitiría otro 11 de abril, cuando lo traicionaron sus generales, y que Fidel le había aconsejado traer a Ramiro Valdés al frente de una delegación de especialistas cubanos para resolver la crisis eléctrica.
Carrizález estuvo en desacuerdo, lo consideró una entrega de la soberanía, puso su renuncia y la de su esposa.
Carrizález estuvo en desacuerdo, lo consideró una entrega de la soberanía, puso su renuncia y la de su esposa. El presidente Chávez, que no acepta ni permite renuncias, bajó considerablemente el tono de voz para pedirle que recapacitara. A pesar de las consecuencias, Carrizález enfatizó que su decisión era irrevocable.
Como era de esperarse, lo calificó de “traidor”, luego se reunió con el director del DIM, general Hugo Carvajal, y con el Comandante Estratégico Operacional, general Carlos Mata Figueroa, para designar a éste último como nuevo ministro de la Defensa.
Según las fuentes, estos dos generales, a pesar de ser leales a Chávez, tampoco están conformes con la presencia de Valdés y se pusieron de acuerdo para lograr que el cubano se marchara de inmediato.
Sin embargo, el Presidente continúa en su intención de integrar a Ramiro Valdés y a los generales cubanos a la Fuerza Armada, aunque el empeño le cueste su salida.
El costo de traer a Valdés
MARIANELLA SALAZAR

Yoani Sánchez acompaña a las Damas de Blanco - via cubanosol


Yoani Sánchez acompaña a las Damas de Blanco.


LA HABANA, Cuba, 9 de febrero, (Foto: José Alberto Álvarez Bravo.)
 
www.cubanet.org)
El pasado domingo, 8 de febrero, veinticinco Damas de Blanco realizaron su acostumbrada marcha dominical por la Quinta Avenida de Miramar, esta vez con un inesperado ribete:
Yoani Sánchez recorrió con ellas el habitual trayecto, ahora ampliado hasta la calle Diez.
A diferencia de anteriores marchas, en la de este domingo las Damas profirieron estentóreos gritos de ¡Libertad! en el reloj de Quinta y Diez. Esta y otras escenas fueron filmadas, además de por Yoani, por el escritor Orlando Luis Pardo.
Conforme a su costumbre, después de concluir la marcha las Damas se congregaron en el Parque Mahatma Gandhi, donde comentaron sucesos de interés para la sociedad civil, en especial el precario estado de salud del prisionero político Orlando Zapata Tamayo.
Una de las más jóvenes, Yuniet Reyna, sufrió un vahído, por lo que fue trasladada en un automóvil rentado por un turista extranjero hacia algún centro asistencial.
Desconocedoras del desenlace de este trance, varias Damas se dirigieron al Policlínico Ana Betancourt, sin encontrar allí a la joven compañera, atendida en algún otro Cuerpo de Guardia.
No obstante, hubo un momento de hilaridad cuando varios agentes encubiertos que permanecían vigilantes, escondidos entre los setos mientras algunas Damas esperaban un ómnibus, salieron corriendo de sus escondites para alcanzar el ómnibus y subir a éste junto a las Damas y así continuar su labor represiva. Las Damas, ente risas, comenzaron a corear el estribillo de un viejo juego infantil: sal de la cueva, galliiiiiiina, y pon un huevo en la esquiiiiiiiiina.

martedì, febbraio 09, 2010

CHÁVEZ EN EL PICO DEL AURA Andres Alfaya


2010-02-09.

(www.miscelaneasdecuba.net).- La llegada intempestiva de Ramiro Valdés a Venezuela, sí es una injerencia grave en los asuntos internos del país, no esconde de ninguna manera ni para nadie el carácter ultra represivo del hombre más sanguinario del régimen cubano.
La parte visible de su misón es la de organizar la represión violenta para parar en la medida de lo posible la caída del bolivarismo, que de paso se hundiría con Nicaragua, Cuba, Ecuador y Bolivia, que logran mantenerse gracias al petróleo venezolano.
La segunda misión hasta ahora no comentada, es la de mantener en el poder cueste lo que cueste a Hugo Chávez y que no haga como en el primer golpe de estado, cuando abandonó el poder durante dos días y se puso a llorar.
Fidel los prefiere mártires a exilados políticos. El caso de Salvador Allende es elocuente de esta política intransigente del líder cubano. A Allende lo mandó a matar para que no se exilara. No obstante que los chilenos de izquierda como de derecha no han querido admitir la realidad, algún día la verdad será restablecida. En esa oportunidad utilizaron a oficiales del Ministerio del Interior cubano, para arreglar el caso Chávez si es necesario, le mandan al más siniestro de la cúpula cubana, el hombre que es doctor Honoris Causa en represión y conspiraciones « tout azimut ».
Ramiro debe tener bajo presión a Chávez y no debe perderlo de vista. Que en un momento de tensión no afloje y espante la mula y se ponga a llorar como la primera vez. El destino de Cuba y lo que le queda de vida al régimen cubano pasa por Caracas y las estructuras gubernamentales cubanas prefiern mandarle un gobernador cubano como si se tratara de una provincia del imperio, no americano como suelen decir ahora, romano como en la Roma Antigua.
Que Ramiro va a ejercer una represión brutal contra el pueblo venezolano es una realidad, menos visible la presión que le está metiendo al loco de Chávez y a la hora de los mameyes aunque no tenga vocación de mártir o bien dicen que se mató el solito como Chacumbele, o bien que el imperialismo lo mató.
La segunda misión de Ramiro es liquidar a Chávez en caso de pérdida total del poder a causa de un golpe de estado.
El las ültimas semanas han llegado a Venezuela varios vuelos especiales (charters), con tropas cubanas. En su mayoría del Ministerio del Interior, de las RAM (reservas del alto mando) y de tropas especiales. La cifra se situa entre 800 y mil efectivos. Indiscutiblemente quieren afianzar en el poder a Chávez cueste lo que cueste, el problema reside en que no tienen otro líder de sustitución.


Estos refuerzos vienen a sumarse a los miles de oficales del Ministerio del Interior y del MINFAR que ya están en tierras venezolanas y que tienen el control del país desde los puntos claves, pero ni así logran salvar la dictadura chavista.Venezuela se tambalea y Cuba también,s e puede decir que ambos regímenes desaparecerán casi al unísono.
La dsición de eliminar a Chávez en caso de descalabro total no es nada nuevo, ni será el primer magnicidio planeado y ejecutado dede Cuba.
Fidel ordenó el asesinato de Salvador Allende,  asesinó al ex presidente cubano Osvaldo Dortiós, mandó a la muerte al general Caamaño a la Repüblica Dominicana y estuvo largamente implcado en la conspiración del KGB para la eliminación de Agostihno Neto el ex presidente de Angola.
Estos cuatro magnicidios son más o menos conocidos en detalles, algunos aceptados, otros todavía bajo la neblina de la propaganda Castro comunista. Pasará como a la muerte de Stalin, todos los secretos y los asesinatos ordenados por el dictador comunista saldrán a la luz y que después no vengan a decir que no lo sabían. En las esferas del poder en Cuba se conoce de las arbitrariedades y los crímenes de los hermanos Castro.
A Chávez le queda poco, pero el mayor peligro que corre el aprendiz de dictador proviene del controlador que le acaba de enviar La Habana y que no dudará un instante en arrancarle la cabeza para que termine como un hombre y no llorando porque perdió el poder…

sabato, febbraio 06, 2010

Tortura en público

Tortura en público

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REY EL VIKINGO: " QUE CLASE DE VUELE"

REy el Vikingo is back!
Here is his new exito del 2010...

Nuevo arresto masivo de disidentes: los verdugos castristas encrudecen represion

Denuncian arresto de 35 disidentes en Cuba

Publicado el viernes, 02.05.10
Denuncian arresto de 35 disidentes en Cuba
Por AFP
LA HABANAUn grupo cubano opositor de derechos humanos denunció este viernes que
al menos 35 disidentes fueron detenidos temporalmente esta semana y
algunos "golpeados'' por la policía del gobierno comunista en la ciudad
de Camagüey, 530 km al este de La Habana.
La ilegal Comisión de Derechos Humanos y Reconciliación Nacional
(CCDHRN) precisó en un comunicado que por lo menos 23 opositores fueron
"brutalmente golpeados y detenidos'' el pasado miércoles, tras "realizar
una manifestacion por las calles de esa ciudad''.
Los disidentes protestaban "por el trato cruel e inhumano'' que recibe
en prisión el disidente Orlando Zapata, en huelga de hambre desde
diciembre, según el presidente de la CCDHRN, Elizardo Sánchez.
Otros 14 opositores fueron detenidos el jueves en una casa de Camagüey,
en la que coordinaban "acciones de solidaridad'' en favor de Zapata,
considerado "prisionero de conciencia por Amnistía Internacional'' desde
2003, según el texto.
"Casi todos los detenidos fueron liberados excepto cinco que
continuaban'' en unidades de la policía en Camagüey y Guantánamo
(extremo oeste), añadió la CCDHRN, que también expresó preocupación por
"el estado crítico'' de Zapata y pidió al gobierno que lo ponga en
"libertad de manera incondicional''.
Sánchez hizo notar que "el acto de represión por parte de la policía
política'' estuvo dirigido por la máxima dirigencia del Partido
Comunista en Camagüey.
En su informe anual, divulgado en enero pasado, la comisión estimó que
la situación de los derechos humanos en Cuba sigue como "la peor del
continente'', con 201 presos políticos, y que en 2009 se mantuvo la
política de represión, intimidación y detenciones temporales de los
opositores.
El gobierno sostiene que en la isla no hay presos políticos sino
detenidos por ser ''mercenarios'' de Estados Unidos o por intentar
atentar contra la seguridad del Estado.
Denuncian arresto de 35 disidentes en Cuba - Cuba - ElNuevoHerald.com (5
February 2010)
http://www.elnuevoherald.com/noticias/america_latina/cuba/story/646636.html

martedì, febbraio 02, 2010

La noticia que he esperado 4 anos: "Opositores de Venezuela y Cuba crearán un frente contra “eje castro-chavista”"


Opositores de Cuba y Venezuela anunciaron hoy que crearán un Frente Cubano Venezolano por la Democracia (FCVD) para apoyar los esfuerzos que realizan las disidencias internas de ambos países en la “recuperación” de su sistema democrático y defender los derechos humanos.
El Directorio Democrático Cubano (DDC), un grupo del exilio cubano en Miami, informó de que líderes opositores de la “resistencia democrática al eje castro-chavista” de ambas naciones, acordaron esta semana en “algún lugar de América Latina” constituir un frente común de demócratas para ofrecer un mayor respaldo a las iniciativas de los disidentes.
“El hecho histórico refleja la convicción de los dirigentes y de las fuerzas que representan, de que las dictaduras castristas y chavistas son de hecho un mismo régimen que ha subordinado los intereses nacionales de cada país a los objetivos de la ideología comunista”, dijo Orlando Gutiérrez, secretario general del DDC.
En el FCVD participan Gutiérrez y Sylvia Iriondo, presidenta de Madres y Mujeres Anti-Represión por Cuba (MAR), representantes ambos de la Asamblea de la Resistencia Cubana, según un comunicado del DDC.
Por la llamada “Resistencia Venezolana” están Carlos Ortega, ex presidente de la Central de Trabajadores de Venezuela (CTV); Óscar Pérez, del Comando Nacional de la Resistencia; Nixon Moreno, del Movimiento 13, y Rodolfo Barraez, de Alianza Bravo Pueblo.
Los venezolanos están en Perú, la mayoría con el estatus de asilados políticos.
Los opositores cubanos y venezolanos exigieron la inmediata libertad de los hombres y mujeres“encarcelados en Cuba y Venezuela por defender los derechos del pueblo” y denunciaron “la expansión del eje totalitario castro-chavista, que atenta contra la paz, la seguridad y la estabilidad” del hemisferio occidental.
Asimismo, exhortaron a la Organización de Estados Americanos (OEA) a hacer valer el mandato de la Carta Democrática en “defensa de las libertades públicas” en toda la región y a “no prestarse para los designios antidemocráticos del eje totalitario”.
Iriondo resaltó que la OEA y la comunidad democrática internacional tienen que condenar enérgicamente “los asesinatos y atropellos de jóvenes venezolanos y la violación de los derechos humanos en Cuba, por los regímenes oprobiosos que desgobiernan a Cuba y a Venezuela”.
Por su parte, Ortega afirmó que “el único camino para la libertad de Cuba y Venezuela es la resistencia ciudadana y el levantamiento cívico nacional“.
Pérez, a su vez, señaló que “es necesaria la unión de los pueblos a los fines de detener el avance del proyecto expansionista totalitario que amenaza la paz y la estabilidad de la región”.
Vía EFE

domenica, gennaio 31, 2010

GUERRA CIBERNÉTICA de LOS CASTRO Y CHÁVEZ - Angélica Mora


En BARACUTEYCUBANO

GUERRA CIBERNÉTICA de LOS CASTRO Y CHÁVEZ

Nota del Bloguista (PPAC)

La Guerra Cibernética se lleva a cabo de múltiples maneras; no sólo usando softwares de todo tipo como los virus para bloquear o atascar computadoras y servidores y los equipos de agentes infiltrados en los foros con participación más o menos sutiles de defensa del castrismo o el Chavismo. Una imagen vale más que mil palabras y un video tiene cientos y miles de imágenes de ahí que la anulación de cuentas antiCastristas de YouTube haya sido una de las principales tareas del Castrismo y para ello usan vías como la provocación y la reclamación de derechos de autor de televisoras que nunca antes habían reclamado sus derechos; en esos últimos casos, los verdaderos objetivos se encubren mediante los resortes de intereses personales y de los ratings de personas y televisoras. No sería difícil dar con agentes Castristas si se sigue ese hilo hacia atrás. Para la tiranía Castrista esos agentes, vínculos útil o relación de confianza son desechables y sus paraguas son chiquiticos, chiquiticos ....

Para conocer más pueden ir a :
 http://baracuteycubano.blogspot.com
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GUERRA CIBERNÉTICA

Por Angélica Mora

31 de enero de 2010

Apuntes de una periodista
Florida, USA – www.PayoLibre.com – Hugo Chávez recibió en esta buenas y malas noticias. Las buenas es que la rebelión del movimiento estudiantil "puede" ser controlada a través de las armas, si se suma un mayor número de tropas anti motines y se incorporan más civiles, leales al régimen. La mala es que "por ahora" es imposible detener las informaciones que afloran en Internet.

Para Chávez esas noticias fueron "como descubrir el agua tibia" y sólo confirmaron lo que él ya sabía.

Según fuentes confiables, está "fúrico" con la situación y lleva a cabo constantes reuniones con sus asesores cubanos, que están estudiando la forma más rápida de "torpedear" las comunicaciones por internet, teléfonos, blackberry y especialmente por las redes de Twitter y Facebook.

Luego de terminar una de esas reuniones, Chávez ordenó de inmediato una cadena de radio y televisión, donde amenazó una vez más a la oposición. En su nuevo ataque de ira el mandatario trató de intimidar a los oyentes diciendo que dará una respuesta radical a los opositores y no permitirá la sedición ni que continúen las protestas.

Chávez habló por varias horas... tan larga fue la cadena que se prolongó hasta la madrugada del jueves. Ahí se tomó un descanso y luego ordenó otra cadena en la tarde. En esta nueva aparición frente a las cámaras y micrófonos, el presidente continuó las amenazas.

Sin embargo, esta vez incorporó un nuevo tema: Su profunda molestia frente al enorme movimiento y proliferación de mensajes en la red de comunicaciones por internet. Al enunciar el problema, se quejó de "los efectos desestabilizadores de los textos e imágenes" enviados por ese medio.

Pese a las amenazas del régimen la guerra cibernética de la oposición continúa sin descanso y los contactos cruzan el espacio virtual con instrucciones para la organización de las protestas de los estudiantes. Se añaden además, informaciones y mensajes.

Para contrarrestar este movimiento en la red ha surgido con gran fuerza la contraofensiva. Mario Silva, conductor del programa de televisión favorable a Chávez "La Hojilla", está urgiendo a sus oyentes a salir de sus pantuflas y "conquistar" Twitter.

"Desahóguense, pataleen, lloren, insulten. Pero, La Hojilla llegó a twiteárselos a todos", se burló Silva en una reciente aparición frente a las cámaras, donde convocó a sus seguidores y a los de Chávez "a inscribirse en la red social para contrarrestar el imperio de los 'escuálidos' (los opositores)".

Por otra parte, el foro del sitio Aporrea.org -hasta ahora uno de los más utilizados por el oficialismo para interactuar- se convirtió en "el profesor" de los novatos internautas.

"Todos pa’l Twitter" fue un espacio recién creado, en el que se concentran los interesados. Exhorta a los visitantes: "Si hay una red social que aman los escuálidos esa es Twitter... guerra contra ellos".

Desde entonces la lucha cibernética está declarada. Los seguidores de Chávez están ahora enfrascados en neutralizar y confundir los comentarios y mensajes de los opositores.

El propósito -ordenado desde Miraflores- es tratar de "invadir, desinformar y desmentir" lo que allí se escribe en los timeline de los opositores que están en Twitter.

Los cubanos no se han quedado atrás y trabajan para ver si desestabilizan el sistema de la red. Intervenirlas e infiltrarlas es difícil, pero no imposible. Y si desde La Habana y Caracas los cubanos saben cómo ... a la larga resultarán mejor que el gobierno de Beijing.

Chavez psychological profile - Carta desde Venezuela

A report by Dr. Jerrold Post from the Political Psychology Program at George Washington University, prepared for the U.S. Air Force.

"A malignant narcissist with "insecurities"



A couple of months ago ABC published an interview with Olga Wornat who investigated the private life of Hugo Chavez. Her investigation revealed what had been claimed for years 
Chavez is bipolar, takes Prozac, had a turbulant childhood, sleeps very little, etc... Now comes a report by Dr. Jerrold Post from the Political Psychology Program at George Washington University, who conducted a profile of Chavez for the U.S. Air Force. Once again his conclusions are the same as those that Venezuelan psychologists had been concluding since 2002.



Post portrays Chavez as "a masterful political gamesman" who knows that his popularity largely rests on being seen as a strong leader who takes on the United States, the Venezuelan elite and a host of other perceived enemies -- often with public insults that are rarely used by other leaders. "To keep his followers engaged, he must continue outrageous and inflammatory attacks," Post said.


The opposition has always fallen for his attacks: "The major psychological reward for Chavez derives from being seen as the pugnacious openly defiant champion of the little man, as one of 'us' versus 'them,'" Post said. In his assessment, one of the character traits that drive Chavez is "malignant narcissism," a term that denotes an extreme sense of self-importance and is usually coupled with extreme sensitivity to criticism.


"The arrogant certainty conveyed in his (Chavez's) public pronouncements is very appealing to his followers. But under this grandiose facade, as is typical with narcissistic personalities, is extreme insecurity." Remember when Ramon Martinez belonging to Patria Para Todos (a Chavez party) was in disagreement to forming a single party, which prompted Chavez calling him an imperialist and that he didn't need him. So you see being in disagreement or criticizing "Yo el Supremo" is not accepted in the revolution.


"There are two circumstances when Chavez's messianic personality adversely affects his decision making, with a potential for flawed judgement," Post wrote in his study for the Air Force. "When he has just achieved a major success and when he perceives himself as failing."


That pattern has been consistent throughout his presidential terms -- bold actions when he felt heady with success; harsh rhetoric, confrontational moves and temporary depression when he felt weakened. His election win caused him nationalize industries. But the UN security seat caused him to go into depression, in the wake of one of his worst diplomatic defeats, the failure of a protracted and costly lobbying campaign to win a seat for Venezuela on the United Nations Security Council, Chavez was so despondent that he stayed away from an Ibero-American summit meeting in Uruguay. "My colleagues don't like me," he complained.


Just as Olgo Wornat concluded, Chavez has strong mood swings with high euphoria then enter a deep depression where he will just stay in bed, in this case he didn't go to Uruguay. Again, a personality profile Venezuelans knew for years but only now are is the US figuring it out.